Paolo Mieli e Ferruccio de Bortoli: leadership deboli ma l’Europa tiene

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Non pare ci sia molto da rallegrarsi dell’attuale situazione europea, ma Paolo Mieli si dichiara ottimista. Se ci fossimo visti un paio d’anni fa non avrei scommesso sul futuro del nostro continente, ha detto l’11 ottobre l’ex direttore del Corriere al folto pubblico milanese di una conferenza organizzata da Vidas, associazione per l’assistenza ai malati terminali fondata da Giovanna Cavazzoni. Eppure non ci sono stati cataclismi. Malgrado la Brexit — ha proseguito Mieli — e le scosse provenienti dal Medio Oriente, il terrorismo, la crisi dei migranti, le prolungate difficolt economiche, l’Unione ha tenuto. merito dell’opera di Mario Draghi alla Bce e soprattutto della Germania, un Paese solido che presenta oggi l’unica leadership autorevole dell’Occidente. Ma nel complesso tutto l’edificio europeo che ha superato la prova. Forse perch la terribile lezione delle guerre mondiali non stata dimenticata.

La pensa diversamente il presidente di Vidas, anch’egli ex direttore del Corriere, Ferruccio de Bortoli, che interpellava Mieli nella sua veste di padrone di casa: Se il ricordo dei drammi che abbiamo vissuto nella prima met del Novecento fosse ancora vivo, credo che saremmo pi affezionati all’Europa. Invece vedo in giro una gran voglia di confini, dalla Catalogna alla Polonia. una tendenza alla chiusura che non promette niente di buono, tanto pi che nel mondo i leader pi forti appaiono quelli delle due potenze ex comuniste e ancora autocratiche, Cina e Russia.

Mieli ha replicato con un paradosso: L’Europa resiste proprio perch flaccida, molle, non ha un’ossatura politica. Cos assorbe meglio i colpi e sopravvive alle pulsioni populiste, perch pi elastica: regger anche alla crisi catalana, per la quale si trover una soluzione di compromesso. E poi credo che la grande maggioranza degli abitanti dell’Unione sia ormai abituata a vivere con una moneta unica e senza controlli alle frontiere. Sarebbe inconcepibile tornare indietro. Anche se a parole tutti deprechiamo l’Europa giorno e notte, nell’intimo penso che l’abbiamo introiettata pi di quanto comunemente non si creda.

Non poteva mancare, nella fase conclusiva del dibattito, un passaggio sull’Italia. De Bortoli ha chiesto a Mieli se le prossime elezioni prefigurino un rischio grave d’instabilit, dato che non si vedono grandi margini di accordo tra le varie forze politiche per formare un governo dopo il voto e nessuno mostra di avere le idee chiare sui problemi pi gravi, a cominciare dal debito pubblico.

Di nuovo paradossale la risposta di Mieli: pressoch sicuro — ha osservato — che dopo le prossime elezioni non ci sar una chiara maggioranza politica e si dovr ricorrere a un governo del presidente, che in Parlamento sar molto debole. Ma io credo che sia un bene. Spesso in questi anni le democrazie senza governo hanno ottenuto risultati positivi sotto il profilo economico. E non un caso: quando i governi si sentono forti e vogliono passare alla storia, avviano riforme che creano solo scompiglio, mentre una gestione pi umile permette ai sistemi di assestarsi e favorisce la crescita della societ civile.

11 ottobre 2017 (modifica il 11 ottobre 2017 | 23:52)

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